La tradizione industriale bolognese ha origini remote e travagliate: dopo il predominio assoluto della città di Bologna nel settore serico, il crollo repentino della sua più grande fonte di guadagno getta la città in una profonda crisi economica e sociale.
Con l’arrivo di Napoleone Bonaparte, nel 1797, la Corporazione della Seta viene ufficialmente abolita e gli operai addetti alla sua produzione si ritrovano all’improvviso senza un lavoro e impossibilitati a provvedere al mantenimento delle loro famiglie.
Eppure Bologna non crolla, Bologna non desiste, si accascia forse ma si riprende con sempre più forza: si sviluppa così, nei primissimi anni del ‘900, il reparto industriale dedicato all’automazione meccanica, che ancora oggi rappresenta uno dei più grandi vanti del distretto industriale bolognese.

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ACMA: l’impresa madre dell’automazione meccanica bolognese

Dopo il crollo dell’industria della seta, Bologna attraversa un momento particolarmente buio: strade sporche e pericolose, condizioni igieniche precarie e le gravi malattie che si propagano in città, contribuiscono a gettare ombra sulla florida immagine di una Bologna ricca e culturalmente variegata, oramai molto lontana. Per i primi decenni dell’800, una tetra atmosfera caratterizza la Dotta, fino a quando, la naturale capacità di progettare e realizzare meccanismi complessi, insita nei bolognesi, contribuisce allo sviluppo della rivoluzione industriale e delle macchine automatiche.

L’impresa madre dell’automazione meccanica bolognese è sicuramente ACMA, nata all’inizio del ‘900 con lo scopo di meccanizzare e automatizzare il confezionamento delle bustine contenenti i sali effervescenti dell’Idrolitina. Entra a gamba tesa, proprio con ACMA, nella storia industriale bolognese, uno dei più grandi progettisti della nostra cultura, nonché ispiratore di una progenie di tecnici e imprenditori del comparto industriale odierno: Bruto Carpigiani.
Bruto Carpigiani, nato nel 1903 in provincia di Livorno, fu responsabile tecnico di ACMA dal 1927 al 1945, istituendo e organizzando un ufficio tecnico di progettazione, meccanismo decisivo nella produzione di nuove macchine.
Il grande spirito di innovazione nato durante il florido evolversi del settore serico prosegue e si alimenta grazie al genio di Carpigiani, responsabile della realizzazione di una delle produzioni più importanti dell’intero reparto di automazione meccanica: la Ruota a Zeta, un meccanismo capace di trasformare il moto circolare continuo in rettilineo alternato.
La vera innovazione della Ruota a Zeta è la possibilità, introdotta da Carpigiani, di poter variare soste e movimenti in modo preordinato dal progettista, in base alle esigenze di utilizzo.

automazione meccanica

L’automazione meccanica e i suoi innovatori: Otello Cattabriga

Bologna è da sempre pervasa da un grande spirito di innovazione, supportato e alimentato dal fondamentale ruolo della formazione tecnica e dall’amore per la cultura industriale. Proprio per questo motivo, nello stesso periodo in cui Bruto Carpigiani sviluppa una delle più grandi invenzioni del comparto di automazione meccanica Otello Cattabriga, celebre imprenditore bolognese, brevetta nel 1927, la Motogelatiera.

La Motogelatiera è un sistema di lavorazione del gelato artigianale dotato di una spatola meccanica che imita in modo automatico il metodo che fino a poco prima poteva essere eseguito solo manualmente. Grazie a questa invenzione Cattabriga diventa famoso in tutto il mondo, conseguendo qualche anno dopo il brevetto industriale conferito dall’Ufficio della Proprietà Intellettuale del Ministero delle Corporazioni del Regno d’Italia.
La Motogelatiera, ancora in uso, consente la produzione di un gelato più asciutto e mantecato, mantenuto da processi di refrigerazione rivoluzionari.
Il reparto dell’automazione meccanica continua, tutt’oggi, a evolversi e a progredire, dimostrando l’importanza del settore industriale bolognese e della sua impareggiabile cultura tecnica.