La crisi tra Sette e Ottocento, che aveva investito le industrie trainanti d’esportazione internazionale, lascia in eredità a Bologna il tradizionale tessuto di botteghe artigiane che alimentano, seppur debolmente, i mercati locali. Il rapporto maestro-apprendista, fondamentale nei tempi passati, si trasforma velocemente in una mera trasmissione per imitazione delle conoscenze manuali e pratiche: l’innovazione tecnica non è più stimolata e Bologna ha bisogno di personalità forti capaci di rinnovare il sogno che la città ha sempre rappresentato.

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Formazione tecnica: teoria e pratica si incontrano

Entrano così, nella storia del capoluogo emiliano e nel pieno di una crisi economica-sociale importante, Giovanni Aldini e Luigi Valeriani, con l’obiettivo di cambiare completamente la concezione italiana di formazione tecnica.
Luigi Valeriani, personalità contraddistinta da un’eclettica formazione umanistica, lontana da ogni forma di accademismo, concepisce una forma d’istruzione in cui scienza ed esperienza tecnica vadano di pari passo, sostenendo l’importanza di dimostrazioni concrete annesse a una buona base teorica.

Giovanni Aldini invece, fisico e accademico bolognese noto per i suoi esperimenti considerati da alcuni motivo di scalpore e sbigottimento, incontra la filosofia di Valeriani al termine di un periodo assai fruttuoso dal punto di vista intellettuale.
Una volta trasferitosi a Milano, Aldini viene a contatto con un ambiente culturale completamente differente: nel capoluogo lombardo infatti i risultati scientifici non vengono rilegati unicamente alla sfera teorica, piuttosto sono considerati fondamentali per lo sviluppo economico.
Il suo viaggio in Europa è infine l’occasione per testare le reali possibilità dei corsi per artigiani, molto in voga nel Vecchio Continente, basati sullo studio di modelli di macchine su cui approfondire le conoscenze teoriche e tecniche.

Chiamati entrambi per le loro competenze, Luigi Valeriani e Giovanni Aldini, si incontrano sui temi dell’istruzione e cooperano con l’obiettivo di mettere in atto strumenti concreti di formazione per gli artigiani delle città.
Tra le loro iniziative più importanti ricordiamo il Monte del Lavoro, che fornisce materie prime da lavorare invece che denaro e il Protettorato degli Apprendisti al quale si rivolgono giovani indigenti al fine di apprendere il mestiere di artigiano da maestri d’arte.

Alla loro morte, Giovanni Aldini e Luigi Valeriani lasciarono alla città di Bolgna un’eredità inestimabile: schizzi, idee, esperimenti e un cospicuo patrimonio all’Istituto Tecnico industriale Aldini Valeriani.

L’eredità di Aldini e Valeriani: l’innovazione del domani

In Italia la consapevolezza del legame tra scienza e tecnica sembra attecchire prima negli ambienti intellettuali e produttivi della zona centro-settentrionale, dove si registra un forte interesse per i problemi di scienza applicata all’Industria.
A Bologna si tenta così di compensare il ritardo nei confronti del resto d’Europa: nascono le scuole Tecniche Bolognesi, dove i metodi francesi e inglesi vengono ripresi per infondere negli artigiani un vasto numero di competenze.
I tradizionali metodi di apprendimento vengono finalmente ribaltati, unendo le conoscenze teoriche alla manualità dell’artigiano e all’uso di macchinari specifici.

Sull’impronta delle linee guida date da Aldini e Valeriani la pubblica amministrazione prende in mano la riorganizzazione dell’istruzione: si attuano concorsi per sostenere l’istruzione e vengono promosse scuole serali per lavoratori adulti.
Secondo questi presupposti nasce il progetto concreto dell’Istituto Aldini-Valeriani di Arti e Mestieri che si intreccia con quello della Scuola di Applicazione degli Ingegneri, contribuendo alla creazione di uno dei poli più importanti dell’istruzione tecnica in Italia.
Ben presto, l’istituzione Aldini-Valeriani bolognese dimostra di essere capace di trasformarsi in un politecnico popolare, con macchine, modelli, apparecchi, libri e documentazione tecnica aggiornata.