La terza stagione di Fabbrichiamo il Futuro, il podcast dell’Associazione Amici del Museo del Patrimonio Industriale di Bologna, prodotto da Mediamorphosis e supportato da L’OPEROSA, continua il suo percorso dentro l’intelligenza artificiale, affrontandola da punti di vista sempre diversi.
Dopo averla osservata dal punto di vista tecnico e sociale, questa puntata cambia prospettiva: non più solo chi la sviluppa o la studia, ma chi ha vissuto dall’interno l’evoluzione dell’industria.
Ospite è Daniele Vacchi, presidente dell’Associazione Amici del Museo del Patrimonio Industriale di Bologna ed ex Corporate Communication Director di IMA, che porta uno sguardo lungo, costruito su anni di esperienza nel mondo produttivo.
La domanda è semplice, ma decisiva: l’intelligenza artificiale è davvero una rivoluzione o è solo la più recente di una lunga serie di innovazioni?
La risposta, come spesso accade, sta nel mezzo.
AI: ogni rivoluzione sembra nuova ma non lo è mai davvero
Per capire il passo dell’intelligenza artificiale, forse bisogna smettere per un attimo di guardarla come qualcosa di completamente nuovo.
Daniele Vacchi parte proprio da qui: il mondo industriale è sempre cambiato. E ogni volta, all’inizio, il cambiamento è stato accolto con una certa… curiosità!
È successo con l’elettronica, con i microprocessori, con i sistemi di controllo programmabili. Tecnologie che oggi diamo per scontate, ma che all’inizio sembravano complicate, rischiose, difficili da integrare. Poi sono diventate fondamentali.
L’intelligenza artificiale si inserisce esattamente in questa traiettoria. Ma con una differenza: non riguarda solo le macchine. Riguarda il modo in cui le macchine interagiscono con noi.
Non si limita a eseguire. Inizia a suggerire, a dialogare, a intervenire nei processi. Eppure, nonostante questo potenziale, molte aziende sono ancora in una fase intermedia. Parlano di AI, ma stanno ancora completando passaggi precedenti, legati alla digitalizzazione e all’organizzazione del lavoro.
È qui che emerge un primo punto chiave: l’intelligenza artificiale non accelera solo i processi, mette alla prova la struttura delle aziende.